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Quadro normativo di riferimento e concetto di competenza

Il Piano dell'Offerta Formativa, elaborato in tutte le sue sezioni attraverso il presente documento, si inscrive coerentemente nel contesto normativo e programmatico di riferimento, costituito principalmente dalle Indicazioni nazionali per il Curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione del 2012 e dagli altri documenti in esse richiamati, in particolare:

-      il documento Life skills education in schools dell'Organizzazione mondiale della sanità del 1993;

-      le Raccomandazioni del Parlamento europeo e del Consiglio del 18.12.2006;

-      il Decreto ministeriale 139/07 Regolamento relativo all'obbligo di istruzione;

-      le Raccomandazioni del Parlamento europeo e del Consiglio del 23.4.2008;

-      la Comunicazione Europa 2020 della Commissione europea del 3.3.2010.

All'interno di tutti questi documenti, è rintracciabile il percorso evolutivo di un concetto che, modificando radicalmente le idee di sapere e di apprendimento, ha portato la scuola ad un capovolgimento di paradigma e ad una ridefinizione del proprio compito formativo: il concetto di competenza.

 

Le life skills dell'OMS

Già nel 1993 e nel 1999 l'OMS, in risposta all'esigenza di intervenire nella lotta contro le dipendenze da sostanze psicotrope e le manifestazioni di disagio e devianza in crescita tra i giovani, invitava l'istituzione scuola e le altre agenzie educative a promuovere una formazione in grado di affrontare le difficoltà esistenziali, attraverso lo sviluppo di abilità psicosociali o life skills.

Il documento anticipa la prospettiva innovativa che, sia pure a partire da premesse di ordine socio- economico, si va affermando in Europa e che, alla luce dei problemi di occupazione emergenti, delinea l'opportunità di un investimento sul capitale umano che non esaurisca la sua formazione nella fase della scolarità ma si estenda ad una formazione continua, lungo l'intero arco della vita, per affrontare le sfide della rapida obsolescenza del sapere e le richieste di dinamicità e flessibilità provenienti dal mondo del lavoro.

Emerge qui il concetto di competenza come superamento di una conoscenza inerte a favore di un sapere capace di affrontare le sfide sociali ed economiche del presente.

 

La strategia di Lisbona

Nel Consiglio europeo di Lisbona del 2000 viene adottato l'obiettivo strategico di "diventare l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica al mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale". Il vertice dei capi di Stato e di governo riconosce il ruolo fondamentale di istruzione e formazione per la crescita e lo sviluppo economico. Prende avvio da allora una riflessione generale sugli obiettivi concreti futuri dei sistemi d'istruzione che prosegue con scadenza biennale per verificare i progressi compiuti nell'attuazione del piano di lavoro.

Nelle Conclusioni ai lavori, si indicano già alcune strade da percorrere, tra le quali:

  1. la definizione delle competenze chiave europee per l’esercizio della cittadinanza attiva;
  2. l'enunciazione di obiettivi di innalzamento dei livelli di istruzione e di allargamento dell’educazione permanente;
  3. il riconoscimento degli apprendimenti non formali e informali, nel quadro dell’apprendimento formale.

 

Le Raccomandazioni del 2006 e il quadro delle otto competenze chiave

Le Raccomandazioni del Parlamento europeo e del Consiglio del 2006 assumono le conclusioni cui era pervenuto il Consiglio europeo di Lisbona nel 2000, connotando il contesto socio – culturale ed economico come caratterizzato dalla transizione verso un'economia basata sulla conoscenza e da una accentuata complessità, per affrontare la quale il capitale umano, ossia le persone, costituiscono la risorsa più importante e il fattore primario dello sviluppo.

Constatata la complessità del contesto e le nuove sfide poste all'Europa sul piano economico e socio- culturale, il testo delinea un quadro di riferimento comprendente otto competenze chiave che consentono a tutti i cittadini di adattarsi con flessibilità ad un mondo caratterizzato da rapidi mutamenti e forte interconnessione.

Nella Raccomandazione del 18 dicembre 2006, vengono enunciate in maniera definitiva le otto competenze chiave per la cittadinanza europea, punto di arrivo di un vasto confronto scientifico e culturale sulle competenze utili per la vita:

1)    comunicazione nella madrelingua;

2)    comunicazione nelle lingue straniere;

3)    competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia;

4)    competenza digitale;

5)    imparare a imparare;

6)    competenze sociali e civiche;

7)    spirito di iniziativa e imprenditorialità;

8)    consapevolezza ed espressione culturale. Recita il documento nel suo Allegato:

“Le competenze sono definite in questa sede alla stregua di una combinazione di conoscenze, abilità e attitudini appropriate al contesto. Le competenze chiave sono quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione".

Analizzando brevemente il significato di ognuna di esse, appare evidente come le otto competenze chiave rappresentino la cornice unificante di tutti i saperi e le competenze specifiche esplicate nei diversi ambiti in cui l'apprendimento e ogni attività umana si dispiegano.

Comunicazione nella madrelingua e comunicazione nelle lingue straniere. Queste due competenze rinviano esplicitamente allo scopo per il quale si chiede di sviluppare negli allievi la padronanza linguistica: comprensione della lingua scritta e orale, produzione di testi scritti, ricchezza lessicale e correttezza formale devono essere apprese in relazione ai diversi contesti comunicativi, adeguate ai registri, agli interlocutori, nella loro valenza comunicativa.

Competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia. La competenza matematica è l'abilità di sviluppare e utilizzare il pensiero matematico, che ci permette di avere un approccio critico a dati, eventi e fenomeni, usare schemi, grafici, formule e modelli del pensiero logico e spaziale, prendendo decisioni ponderate finalizzate alla risoluzione di problemi quotidiani reali.

La competenza scientifica di base consiste nella capacità e nella disponibilità di usare le conoscenze e le metodologie possedute per spiegare il mondo che ci circonda, leggere criticamente la realtà, prendere decisioni, assumere iniziative.

La competenza tecnologica consiste nell'applicazione responsabile delle conoscenze tecnologiche per dare risposte ai bisogni o ai desideri degli esseri umani, avendo consapevolezza delle potenzialità di questi mezzi rispetto al contesto socio-culturale in cui vengono applicate e del loro impatto sull'ambiente e nella vita delle persone.

Competenza digitale. La competenza digitale consiste nel saper utilizzare al meglio le tecnologie della società dell'informazione a supporto della comunicazione, della ricerca e della soluzione di problemi, per semplificare il proprio e altrui lavoro, comunicando a distanza e in tempo reale. La padronanza delle nuove tecnologie diviene competenza quando viene usata esercitando autonomia e responsabilità.

Imparare a imparare. Tale competenza si estrinseca nella padronanza delle abilità di studio, di ricerca, documentazione, confronto e selezione critica delle informazioni reperite, nel saper organizzare in modo significativo le conoscenze, in abilità metodologiche e metacognitive. La motivazione ad apprendere e la fiducia sono elementi essenziali per lo sviluppo di questa competenza.

Competenze sociali e civiche. Esse includono tutti i comportamenti che manifestano l'interiorizzazione delle norme di convivenza come patto sociale, il cui rispetto è dovuto non al timore della sanzione ma all'adesione personale. Esse consentono alle persone di partecipare in modo democratico, efficace e costruttivo alla vita sociale.

Spirito di iniziativa e intraprendenza. Tale competenza concerne la capacità di tradurre le idee in azione, impiegando creatività, innovazione, assunzione dei rischi, capacità di pianificare e gestire progetti finalizzati al raggiungimento di obiettivi personali. Comprende la capacità di lavorare sia individualmente, in modo indipendente, sia in gruppo, di esercitare la leadership e la delega, la negoziazione, di comunicare, rendicontare e valutare.

Consapevolezza ed espressione culturale. Quest'ultima competenza è il fondamento dell'identità personale e collettiva. Essa consiste tanto nell'espressione di sé quanto nella comprensione della propria cultura, che trova spazio nella storia, nella letteratura, nella filosofia, nelle arti, nel diritto e nell'educazione religiosa. È la competenza indispensabile per sviluppare un atteggiamento aperto verso le diversità di espressione culturale e la capacità di confronto assertivo con altre culture.

 

Il DM 139/07 e le competenze degli assi culturali

La normativa nazionale, con il DM 139/07, indica le competenze riferite ai quattro assi culturali (linguaggi, matematica, scientifico-tecnologico e storico-sociale), prevedendo otto competenze di cittadinanza da conseguire al termine dell’obbligo:

1) comunicare

2) imparare a imparare

3) risolvere problemi

4) progettare

5) acquisire e interpretare l’informazione

6) costruire nessi e relazioni

7) collaborare e partecipare

8) agire in modo autonomo e responsabile.

Esse sono riconducibili a tre dimensioni della persona, tra loro interrelate: la costruzione del sé, lo sviluppo di corrette e significative relazioni con gli altri e una positiva interazione con la realtà naturale e sociale.

Nel documento si afferma che i saperi e le competenze riferiti ai quattro assi culturali costituiscono il "tessuto" per la costruzione di percorsi di apprendimento orientati all'acquisizione delle competenze chiave di cittadinanza, qui considerate come metacompetenze che, travalicando i saperi disciplinari, orientano i curricoli verso lo sviluppo integrato di quegli strumenti culturali, metodologici e relazionali che permettono alle persone di partecipare e incidere nella realtà.

 

Le Raccomandazioni del 2008, l'EQF e la definizione di competenza

La Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 23 aprile 2008 assume particolare rilievo in quanto definisce il Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF), che rappresenta lo strumento attraverso il quale confrontare i diversi sistemi di qualifica, allo scopo di promuovere  l'apprendimento permanente e le pari opportunità nella società basata sulla conoscenza,nonché l'integrazione nel mercato del lavoro.

In questo documento viene esplicitata una definizione di competenza che esprime la ricchezza e la profondità del costrutto.

I risultati dell'apprendimento, nella definizione europea, sono costituiti da conoscenze, abilità, competenze.

Ciascuno di questi concetti viene definito:

Le conoscenze sono il risultato dell'assimilazione di informazioni attraverso l'apprendimento. Sono un insieme di fatti, principi, teorie e pratiche relative ad un settore di lavoro o di studio.

Le abilità indicano le capacità di applicare conoscenze e di utilizzare know-how per portare a termine compiti e risolvere problemi. Le abilità sono descritte come cognitive (comprendenti l'uso del pensiero logico, intuitivo e creativo) o pratiche (comprendenti l'abilità manuale e l'uso di metodi, materiali, strumenti).

Le competenze sono la comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale.

Le competenze sono descritte in termini di autonomia e responsabilità.

 

La strategia Europa 2020

Nel 2010 la Commissione europea emana il documento Europa 2020, nel quale si delinea il quadro economico del XXI secolo e si indica per tutti i paesi membri una nuova strategia di crescita economica, caratterizzata per essere:

-      intelligente, ossia basata sulla conoscenza e sull'innovazione;

-      sostenibile, cioè più efficiente sotto il profilo dell'utilizzo delle risorse, più verde e più competitiva;

-      inclusiva, ovvero con un alto tasso di occupazione che favorisca la coesione sociale e territoriale.

Allo scopo di attuare un tale processo di crescita, l'Europa deve agire sui fronti:

- dell'innovazione, investendo nella ricerca;

- dell'istruzione e della formazione, attraverso la lotta contro la dispersione scolastica e il miglioramento dei livelli di istruzione, combinando eccellenza ed equità, nella prospettiva della formazione permanente;

- della diffusione di informazioni, della comunicazione e della distribuzione di beni e servizi, rispondendo alla domanda globale di tecnologie posta dalla società digitale.

La necessità di superare la crisi economica e avviare un processo di crescita a lungo termine che percorra nuove strade interpella il sistema scolastico nel suo complesso, investendolo della responsabilità di essere una comunità educante che agisce all'interno di uno scenario storico – culturale caratterizzato da una nuova consapevolezza della crisi economica mondiale, del sentimento di disillusione nei confronti della visione europeista, del rallentamento dei processi di integrazione e delle spinte disgregatrici emerse nel tessuto sociale, oltre che del pericolo per la sopravvivenza della stessa umanità.

C’è un percorso logico che attraversa tutti i documenti citati e ne evidenzia le tappe:

- l'esigenza dell'Europa, nel contesto della “società e dell’economia della conoscenza”, di formare cittadini che acquisiscano lungo tutto l’arco della vita sempre maggiori conoscenze, abilità, competenze, per contribuire alla propria realizzazione personale e allo sviluppo della comunità;

- la definizione di otto competenze chiave, necessarie per esercitare la cittadinanza attiva, che devono essere perseguite lungo tutto l’arco della vita: tra queste vi sono competenze culturali facilmente riconducibili alle discipline e competenze di tipo metacognitivo, comunicativo, socio-relazionale, di costruzione dell’identità sociale culturale;

- l'invito rivolto ai Paesi membri, nel quadro comune delle qualifiche e dei titoli, a perseguire, nei percorsi di educazione permanente, sempre maggiori risultati di apprendimento in termini di conoscenze, abilità, competenze. Le competenze sono definite come la capacità di mobilitare conoscenze, abilità e attitudini personali, agite con responsabilità e autonomia.

La cittadinanza attiva, concretizzandosi nell'esercizio dell'autonomia, che non può essere disgiunta dalla responsabilità, si connota in tal modo come concetto dal significato profondamente etico.

I sistemi di educazione, istruzione e formazione sono chiamati a ripensare il loro compito altissimo alla luce di questo costrutto. Non esiste apprendimento significativo che non si iscriva nella prospettiva della competenza, che è il fine dell’istruzione e dell’educazione. Questo esige che tutti coloro che sono impegnati nell’educare e nell’istruire, qualunque sia la disciplina di insegnamento, lavorino in coerenza e collaborazione verso i comuni traguardi di far acquisire non già un sapere inerte e ben presto obsoleto, bensì un sapere per la vita.

 

Le Indicazioni nazionali per il curricolo e le nuove sfide educative

Le Indicazioni nazionali del 2012 descrivono efficacemente la complessità del “paesaggio educativo” attuale, nel quale la scuola è chiamata a svolgere il proprio compito: oggi “le funzioni educative sono meno definite […]e vi è una attenuazione della capacità adulta di presidio delle regole e del senso del limite e sono, così, diventati più faticosi i processi di identificazione da parte di chi cresce".

Oggi, “la scuola non ha più il monopolio dell’informazione e dei modi di apprendere”, le discipline e il sapere sono divenuti tutti “accessibili ed esplorabili in mille forme attraverso risorse in continua evoluzione” e "l’apprendimento scolastico è solo una delle tante esperienze di formazione” vissute dai bambini.

Proprio per queste ragioni la scuola oggi è chiamata a raccogliere la sfida di promuovere negli allievi la capacità di “dare senso alla varietà delle esperienze”, al fine di ridurne la frammentazione e il carattere episodico che rischiano di caratterizzarle. Alla scuola viene chiesto di mettere in relazione la complessità di modi radicalmente nuovi di apprendere con l’azione quotidiana di guida e orientamento, con la cura delle persone e delle relazioni, nella tensione allo sviluppo di identità consapevoli e aperte. Fare scuola oggi significa lavorare per l’acquisizione dei saperi, degli strumenti di pensiero e delle competenze che rendono effettiva ogni altra possibilità di apprendimento nel corso della vita, avendo la capacità di affrontare positivamente la mutevolezza degli scenari sociali e professionali di un mondo in continuo cambiamento. Fare scuola oggi significa educare alla cittadinanza attiva e responsabile attraverso l’esperienza quotidiana di lavoro significativo con la conoscenza, realizzata in un gruppo del quale ciascuno si sente parte perché in esso si sente riconosciuto e accolto nella sua diversità e nel quale, col progredire degli apprendimenti, è concreta e diviene via via più profonda l’interdipendenza fra l’individuo, l’umanità e l’universo intero nelle due dimensioni spaziali e temporali. Il “nuovo umanesimo” può divenire prospettiva realisticamente raggiungibile nella misura in cui la quotidianità dell’esperienza scolastica,  mentre tende a delineare in modo sempre più definito i saperi di base, attraverso il contributo delle diverse discipline e delle loro specifiche modalità di indagine, tenda a tracciare le molteplici connessioni esistenti tra loro e a ricercare una nuova alleanza tra scienza, storia, discipline umanistiche, arti e tecnologia.

Nelle Indicazioni nazionali trova accoglienza un'accezione del concetto che rende evidente il percorso di sviluppo e di elaborazione critica che esso ha compiuto dal suo nascere, attraverso i diversi ambiti nei quali è stato studiato ed impiegato. Nel paragrafo "Certificazione delle competenze", accanto alle conoscenze e alle abilità, " vengono posti come elementi chiave della competenza anche quei fattori come gli atteggiamenti e le emozioni, riconducibili ad una dimensione interna al soggetto, alle componenti affettive e motivazionali che coinvolgono le convinzioni e permettono di dare alla nozione senso e valore personale. La nozione di competenza include dunque, oltre a componenti cognitive, anche componenti motivazionali, etiche, sociali e relative ai comportamenti.

La competenza costituisce l'integrazione di tratti stabili, risultati di apprendimento (conoscenze e abilità), sistemi di valori e credenze, abitudini e altre caratteristiche psicologiche (Ocse - Pisa). 

Alcuni autori (Pellerey, Castoldi, Cisotto) raffigurano efficacemente la competenza attraverso l'immagine, di derivazione psicanalitica, dell'iceberg, per evidenziare il fatto che in essa sono presenti due componenti, strettamente interrelate fra loro:

- una dimensione di superficie, fatta delle abilità e delle conoscenze del soggetto, osservabile attraverso le sue prestazioni;

- una dimensione più profonda, sommersa, anche più ampia, comprendente gli obiettivi di padronanza che il soggetto che apprende si pone, le sue strategie metacognitive, la determinazione, l'impegno, la sensibilità al contesto, l'immagine di sé, la consapevolezza, la motivazione, la reazione all'insuccesso, il desiderio di misurarsi con le sfide, tutte componenti che richiedono di essere esplorate attraverso modalità di indagine diverse da quelle tradizionali.

L'immagine dell'iceberg sintetizza efficacemente il senso della sfida che il concetto di competenza lancia alla valutazione scolastica.


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